Nel mondo contadino, la vita del singolo aveva un’importanza meno accentuata di quella di oggi, perché al suo interesse si anteponevano gli interessi e le necessità della famiglia, della collettività e del lavoro. Le esigenze dell’organizzazione della vita e della casa, dei campi, delle botteghe e di quella sociale, che richiedeva l’intervento e la collaborazione di piú persone, contribuiva a rinsaldare l’istituzione familiare patriarcale, all’interno della quale erano fissati da una lunga tradizione (messi da parte o in secondo piano gli affetti piú espansivi e la cordialità dei rapporti) compiti ben precisi per ogni componente, doveri e diritti, per l’uomo e per la donna, per i ragazzi e per i vecchi.
La vita di ogni famiglia era sempre vita integrata con quella delle altre famiglie: ci si scambiava prestazione di manodopera; ci si aiutava mettendo in comune gli animali da tiro (i contraenti del patto erano i “parziunàle”); con prestiti reciproci di ogni genere (un bicchiere d’olio, un pugno di sale, mezza forma di pane, uno spicchio d’aglio, una cipolla, un pizzico d’origano) e ci si soccorreva mutuamente con le riserve di cibo (specie in prossimità dei raccolti). Questa intensa vita di relazione alimentava chiacchiere e pettegolezzi ma formava anche una mentalità collettiva omogenea e la convinzione in ciascuna di essere complementare agli altri.
Il lavoro permeava l’intera vita di ognuno: si cominciava a lavorare fin da bambino, appena si poteva, per ciò che si poteva e quanto piú si poteva; e si cessava del tutto solo sul letto di morte, senza alcun periodo di riposo o di svago che non fosse quello imposto dalla stagione e dalla meteorologia o dalle feste religiose. Il lavoro era un aspetto naturale dell’esistenza, come il nutrirsi ed il respirare: si avvertiva disagio quando non era possibile lavorare! Nella fitta e salda trama di rapporti che la famiglia ed il lavoro creavano, la vita di ognuno si apriva e si prolungava verso altre dimensioni (nelle quali tutti trovavano appagante sicurezza, costituita dalla continuità dell’operare e dalla certezza di una prassi e di un diritto costanti ed immutabili); superava gli angusti limiti individuali, affondava nel tempo che aveva preceduto la sua nascita e si proiettava in quello che seguiva la sua morte. La sua vita era anche la vita di suo padre e di sua madre, dei suoi nonni e dei suoi avi, la vita dei suoi figli e dei figli dei suoi figli; era la vita di tutti quelli che per lui avevano costruito ciò che lo circondava (case, campi, strade) e la vita di tutti quelli per i quali egli lavorava per conservarlo e migliorarlo.
Il corso dell’esistenza fluiva senza scosse che non fossero quelle dovute a mutamenti naturali (terremoti, carestie, epidemie), senza cambiamenti di residenza e di lavoro, in un lento e scontato succedersi delle ricorrenze, delle stagioni e degli anni. Per i giovani c’era la parentesi del servizio militare (fondamentale per la conoscenza di un mondo piú vasto). Nelle disgrazie gravi scattava la solidarietà familiare a colmare i vuoti, per dovere o per convenzione (il fratello del defunto generalmente ne sposava la vedova). Le regole dei comportamenti erano rappresentate e, al tempo stesso, dettate da pratiche empiriche e magiche e da credenze parareligiose e popolari, che davano alla vicenda umana una traccia ed un significato, ed in cui ci si immergeva e si annegava tranquillamente, come in un mondo che garantiva rapporti stabili e sicuri a tutte le età.
Il concepimento, la gravidanza, la nascita, l’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza, la giovinezza (con il fidanzamento ed il matrimonio), la maturità, la vecchiaia, la malattia, la morte ed il lutto erano contornati, conditi e gravati da un insieme di oggetti e di atti magici, di presenze mistiche e sacrali di guaritori e praticoni al limite della stregoneria, di forme devozionali e di riti di passaggio, di ricorrenze religiose e laiche, di segni e previsioni. Insomma, quelle delle tradizioni popolari era una foresta fittissima di regole non scritte, una lunga sequenza di liturgie e di leggi naturali accettate con un misto di fatalismo paganeggiante, di sbigottimento, di stupore e di acquiescente adesione al mondo vegetale ed animale, con cui ci si sentiva in piena comunione. I relitti di quel complesso organico tramandato per secoli anche se non piú facilmente leggibili, sono tuttavia ancora oggi rintracciabili nel nostro vivere quotidiano profondamente modificato dall’evoluzione dei tempi.
In the peasant world the life of the individual was not as important as it is today, because the needs of the individual were subordinate to the needs of the family, of the community and work.
The needs of the household, the work in the fields, the shop, and the community required the collaboration of many individuals. It contributed to solidify the patriarchal institution, and this required certain very specific obligations and contributions of all individuals be they men, women or children, as well as the aged.
The life of each family was always connected with the life of other families. They assisted each other by lending a hand in the work in the fields. They combined their resources by lending each other animals, money, and other goods such as a glass of oil, a pinch of salt, half a loaf of bread, a clove of garlic, an onion, a pinch of oregano etc. They helped one another when food was needed, especially around the time of harvest. This life of interdependence also gave rise to bickering and idle chatter. It gave rise to a common mentality and the common understanding hat they were all interdependent.
Work was the most important thing in life. Children started working as soon as they were able to and worked as long as possible. You stopped working only when you were on your death bed. You worked non-stop throughout your life, the only breaks were provided by the observance of religious feast and bad weather that interrupted the work in the fields. Work was as natural an aspect of life as much as eating or breathing; one felt almost uneasy if he was not working!
Life went on without interruptions, but for natural causes (such as earthquakes, famine or epidemics). The young men had to compulsory serve in the army for a period of time. This allowed them to experience a larger world. When disaster struck, relatives and family would always support the afflicted because they felt the duty and obligation to do so. Most often the brother of the deceased would marry the widowed woman. The rules of the peasant society were set by the practical empirical and superstition belief of their time.
Conception, pregnancy, birth, youth (along with engagement and marriage), middle age, old age, sickness and death always included a mixture of magic, sorcery, passages and religious rites. The peasant traditions were unwritten rules dictated by a long string of religious and mystical laws that were accepted with a fatalistic view. It waspart of their acquiescence to animal and natural worldsurrounding them and to which they felt they belonged to.
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