Non tutti i nostri progenitori erano in grado di ricavare dalla posizione di alcune stelle (come la “puddrara“), del sole o della luna né dal canto del gallo né dai rintocchi dell’orologio del campanile (per l’eccessiva distanza o per il vento contrario) l’ora esatta della notte e del giorno.
Alle antiche clessidre, alle meridiane ed ai misuratori del tempo ad acqua, usati per secoli, si sostituí un meccanismo che divideva, misurava e segnava le ore, i minuti ed i secondi con maggiore precisione, ma molto delicato e soggetto ad usure e guasti di varia natura.
Era indispensabile, pertanto, l’opera di un orologiaio.
In una sua botteguccia o su un banchetto (all’aperto, in una piazza di paese o presso le abitazioni dei suoi clienti), con l’aiuto di accecatoi, calibratoi, calibri, alzamolle, chiodaie, compassi, lime, livellatoi, martelletti, morsetti, pinzette, seghetti, cacciaviti mignon, puliva, limava, calibrava, pareggiava, registrava, riavvitava, insomma “aggiustava” orologi di ogni tipo. Smontava, sostituiva e rimontava calotte, casse, catene, ciondoli, vetri, lancette (sfèrr), quadranti, perni, viti, pulsantini, alberi, bilancieri, cilindri, corone, crociere, incassature, ingranaggi, spirali, leve, molle, regolatori, rocchetti, ruote dentate, contrappesi, scatti, verghe, zoccoli, nasetti e nottolini. Faceva in modo che gli orologi dei suoi clienti (a braccialetto, da polso, a campana, a castello, a cuculo, a dondolo, a pendolo, da tavolo, pensili, a cipolla, da panciotto, a catena, a sveglia ed a ciondolo) andassero bene, battessero le ore con regolarità, fossero precisi, spaccassero il minuto e “camminassero”.
Oggi l’orologiaio è prevalentemente un commerciante, perché spesso si preferisce acquistare orologi nuovi anziché farne riparare di vecchi.
Solitamente, nel passato, associava alla sua attività artigianale quella commerciale di orefice, che esercitava soprattutto in occasione di fidanzamenti, matrimoni e battesimi (altre occasioni le precarie condizioni economiche non ne offrivano). Si limitava a vendere anelli, fedi nuziali o vere; raramente braccialetti, cammei, bréloques (berlòcch), catenine, ciondoli, collanine, filigrane, polsini, medagline, orecchini, pendenti, spille, insomma piccole “gioie” che solo alcuni innamorati erano in grado di regalare alle ragazze o che alcuni genitori inserivano nella lista del corredo, per il decoro della figlia o per il prestigio della famiglia.
Cambiava spesso l’oro vecchio con il nuovo.
In a workshop of his or by an open air counter, with the use of small tools, he would repair clocks of all sorts, in such a way that his customer’s clocks would be spot on precise. There were clocks and watches of all sorts: bell shaped clocks, wrist watches, cookoo clocks, pendulums, table clocks, pocket watches and alarm clocks of all sorts. Nowadays his activity is mainly that of a commercial dealer, as often people prefer buying a new clock to repairing broken ones.
He would usually associate to his artisan clock-repairing activity that of the goldsmith as well, which he would practice mostly in occasions of weddings, engagements and christnenings.
He would limit himself to selling rings, wedding rings, bracelets, cameos, bréloques and small jewels that only few lovers had the possibility to gift to their girls, or that some parents would insert in the bridal trousseau list, to ornate their daughter or for the prestige of the family.
He would usually exchange old gold for new.
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