GHIACCIAIA
Ogni comunità aveva una o piú “nevère“, in cui conservava, per i mesi caldi, la neve ed il ghiaccio da utilizzare per preparare sorbetti e, soprattutto, per curare alcune malattie.
Si trattava di un locale abbastanza ampio, circolare, seminterrato, con volta in mattoni o in pietra (come le pareti) e ricoperto da uno strato di terra di un metro ed oltre di spessore, in cui venivano fatti crescere rovi e robinie; e che poteva emergere dal terreno circostante anche di qualche metro.
In alto, al centro, si apriva un foro, attraverso il quale si introducevano la neve ed il ghiaccio, mentre l’accesso per prelevarli era costituito da una stretta scala di pietra che scendeva ripida sul fianco.
Quando gelava, in pieno inverno, le lastre di ghiaccio, segate in pezzi, venivano trasferite nella “nevèra” e sistemate a strati, separati con paglia e foglie secche. In uno spazio interrato e fra pareti, il ghiaccio durava da un inverno all’altro. Lo si usava, nei mesi caldi, per conservare gli alimenti deperibili e, in tutto l’anno, per offrire ai malati un po’ di sollievo, poggiandolo, in un panno, sulla loro fronte.
Quando una comunità ne era sprovvista, ci si recava, in casi di necessità (soprattutto per motivi di salute), e viaggiando ovviamente solo di notte (col fresco), nei paesi limitrofi che ne fossero forniti, per approvvigionarsene, con contenitori in qualche modo coibentati (con la solita paglia).
Nelle famiglie benestanti, la neve era utilizzata per confezionare gelati ed il ghiaccio per preparare granite con cui combattere il caldo e l’afa dell’estate.
POZZI
Era la piú antica e spesso l’unica fonte di rifornimento di acqua potabile nei luoghi in cui non c’erano sorgenti.
Lo si scavava presso le case coloniche, i vigneti e gli orti, in contrade o al centro di piú contrade; in tempi piú lontani, anche in paese, per uso pubblico.
In questo caso, costituiva un luogo di incontro per chiacchiere e pettegolezzi per le donne che vi si recavano ad attingere acqua.
Lo scavo di un pozzo era un’impresa di notevole impegno economico e di lavoro duro, difficoltoso e delicato, che richiedeva anche competenze specifiche.
Man mano che si procedeva nello sterro, occorreva recingere la parete circolare che se ne ricavava con un muro di pietre, ad incastro, aggiungendovi le frazioni successive sotto la parte già costruita, sorretta, durante l’ulteriore scavo, da puntelli di legno o di terra appositamente lasciati.
Questi venivano eliminati via via che, realizzando un nuovo tratto di muro dal fondo del nuovo sterro, si raggiungeva quello precedente.
Giunti alla falda freatica, si continuava ancora a scavare per circa un metro, facendo terminare il muro verso il basso con pietre piú distanziate e diradate e depositando sul fondo della ghiaia per lasciar filtrare l’acqua. Sulle pareti del pozzo, solitamente, si applicavano spezzoni di ferro, che, sporgendo a distanza regolare, avrebbero consentito di scendervi, in caso di necessità ed a cisterna vuota, per ispezionarla e ripulirla. In mancanza, ci si calava e si veniva issati con una robusta fune. Dal piano di campagna, in prosecuzione di quello esistente e per circa un metro, emergeva un muretto circolare o quadrato che, coperto da una tettoia a uno o due spioventi o da una cupola in mattoni o in pietra e dotato di una porticina, proteggeva l’acqua sorgiva dalla contaminazione di quella piovana e di altri elementi esterni nonché chi usava il pozzo dal rischio di cadervi dentro. L’acqua veniva attinta con secchi sospesi ad una corda, da usare a mano libera o facendola scorrere su una carrucola o facendola svolgere e riavvolgere su di un argano o legata ad un’estremità di un lungo palo di legno, dotato sull’altra di un contrappeso di pietra. I pozzi sono ormai in disuso: la fornitura dell’acqua è assicurata, in paese e nelle campagne, da acquedotti pubblici.
THE ICE-HOUSE
Each village had one or more ice-houses, where they stored the snow and the ice during the summer months, that were used to prepare water-ices, and more importantly, to cure certain ailments.
The ice house was a rather large chamber, usually round in shape. Half of it was below ground level, and was made of stone or brick. The whole was covered with a layer of earth about one meter in thickness on which grew thorns and other vegetation.
At the very top there was a hole, through which they would replenish the snow and ice. They would retrieve it by means of a small and steep stone staircase reaching to the bottom.
The ice that formed in the middle of the winter was sawn into pieces and taken to the ice-house to be stored in layers, each separated by a coating of dried leaves. The ice would last from one winter to the next. It was used to preserve perishable items during the warm months and to help alleviate fevers all year long.
When the villagers did not have any ice, they would go to a nearby town. Well-off families used the snow to make flavoured water ices in order to get some relief from the heat of the summer.
THE WELLS
It was the oldest and often only source of potable water in places where there were no flowing springs.
It was often dug near field huts, vineyards and orchards, large parcels of land, and in more remote times even in the village, for public use.
In such a case, it became a meeting place where women would chat and gossip while they were filling their vessels.
Digging a well was an enterprise that required a good deal of hard work as well as considerable financial commitment and technical knowhow. As they dug the well, they had to support the portion already dug with an internal wall of stones. Once they reached the water vein, they would continue digging for another three feet. They would then place some crushed stone at the bottom in order to filter the water. Pieces of iron would be wedged in the well’s interior stone wall at regular intervals. These allowed them to climb down when the well was empty in order to inspect it or clean it. Above ground level the well wall rose another three feet in height. The opening was covered with a roof of clay tiles to prevent contamination of the well water.
Water was drawn with pales tied by a rope; these were dropped and raised by hand or with the assistance of a pulley.
Today wells are no longer used; the public aqueducts now ensure a steady water supply to the farms or the towns.
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