Museo Etnografico di Aquilonia Beniamino Tartaglia

Carbonaio

Charcoal producer

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Attività ampiamente praticata nei nostri territori ricchi di boschi, consentiva di ricavare dalla legna da ardere di medio spessore, carboni e carbonella per cucina e per riscaldamento.

In autunno il carbonaio abbatteva gli alberi e ne metteva da parte i tronchetti storti e nodosi ed i rami sottili.

In primavera, e spesso per tutta l’estate, dopo averli tagliati in pezzi di varie dimensioni, li sistemava verticalmente attorno ad una costruzione tronco-conica (catuózz), anch’essa in legno, in modo da ottenere una catasta a forma di cupola con al centro una cavità per l’accensione del fuoco e la fuoriuscita del fumo. La ricopriva, poi, con strati di foglie, sassi e zolle erbose, lasciandovi in basso fori di sfogo, i “respiri”.

Nella cavità centrale infilava ramaglie, foglie e braci, fino a quando il fuoco non si fosse ben acceso. Era necessario, però, ben governarlo, per evitare che si accendesse troppo e desse luogo ad un rapido incendio che avrebbe ridotto il tutto in cenere. A fuoco ben avviato (lo confermava il colore del fumo), chiudeva i “respiri”, compresa la sommità della cupola. La legna, bruciando lentamente, si carbonizzava.

La diligenza del carbonaio, negli otto giorni di combustione (durante i quali preparava ed avviava altre carbonaie, nella stessa spianata), consisteva nel chiudere ed aprire i “respiri”, in modo che la carbonizzazione fosse omogenea e costante.

Liberata la cupola dagli strati di terra e sassi, il carbone veniva spento con l’acqua, frantumato, selezionato in misura grossa e piccola e sistemato prima in mucchi e poi in sacchi, per essere venduto a grossisti e dettaglianti o direttamente ai consumatori.

Quello del carbonaio era un lavoro duro e sporco che non solo esigeva tempismo e competenza, che si acquisivano solo con l’esperienza, lavorando con chi per anni aveva compiuto quei gesti; ma costringeva anche a stare lontani da casa per mesi, senza vedere anima viva per giorni e giorni, in pagliai e ricoveri precari, al freddo ed all’umido, nutrendosi con pietanze povere. Il crollo della domanda di carbone e l’affermarsi di nuove fonti di energia termica hanno quasi del tutto spazzato via questa antichissima attività.

A widely practiced activity in these lands covered by woods and forests, which allowed to obtain coals and charcoal, for cooking and heating needs, from the medium-thick firewood. in autumn, the charcoal producer would knock down trees and would put aside the gnarled and twisted trunks and the thin branches.

In the spring time, and often during the entire summer time, after having severed them to pieces, he would set them vertically as to obtain a dome shaped heap with a pit in the center to start the fire in and to let the smoke out. it would the be covered with layers of leaves, rubble and clumps of grass, leaving vent holes on the bottom.

In the central pit, he would insert twigs, leaves and embers, until wasn’t lively. however it had to be governed skilfully. when the fire started, he would close all openings, including the top off the dome, and the wood, slowly burning, would become charred.